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YOU CAN FALL IN LOVE
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me
Utente: NaifSuper
Un mancino. Un angelo maldestro.
Un timido cazzone. Anima viola.
Equilibrista squilibrato.
L'uomo della storia accanto.
Sono io.

« Un angelo,
maldestro viaggiatore,
Tentato dall'amore del difforme,
Entro la rete di un incubo enorme
Si va agitando come un nuotatore. »

Charles Baudelaire
« Libertà e Necessità
Spirito e Materia
Intuizione e Fantasia
Fascinazione e Passionalità »



message in a bottle
« A te che sei la fantasia
nell'asfissia dei cieli miei
tu sei la sola cosa nobile
dei miei giorni plebei
perché tu sei la mia eresia
in questa idolatria agli dei. »

« E com'è sempre tardi per amare
e l'amore è la pena da scontare
per non volere stare soli
e meglio è amare e perdere
che vincere e non amare mai. »

Claudio Baglioni
« Abito un appartamento,
un po' troppo grande per me
ma io ne farò il monumento
alla gioia di vivere.
Penso di avere imparato
l'arte di fare il caffè,
rido sul latte versato
e sto bene insieme a me.
Ma qualcosa brucia ancora,
brucia ancora:
la presenza tua è signora,
mia signora. »

Mario Venuti

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[ giovedì, 25 giugno 2009; 01:19 ]

Non ho mai imparato bene le tabelline. Le divisioni, specie se con la virgola, mi risultano tuttora un enigma e ancora oggi utilizzo le dita per contare. Fortuna che i telefonini sono dotati tutti di calcolatrice. La matematica per me rimane un’opinione. Per altro non richiesta.
  Al contrario dei numeri ho subito il potente fascino delle lettere. Le addizioni e sottrazioni che preferisco eseguire sono cifre di parole. E di parole adoro risolvere equazioni e algoritmi all’ennesima potenza. Calcolare volumi e perimetri di sinonimi e contrari. Va da sé che al pallottoliere preferisco il parlottoliere.
Armato di biro e blocknotes, o notebook poco importa, vado a caccia del verbo. Parole sepolte nei cassetti della memoria, appallottolate nei cestini, perse in fondo alle borse, dentro le tasche lavate dei bluejeans, appuntate nei biglietti del metrò. Parole che vanno dritte al cuore. Che stuzzicano, provocano, colpiscono, accarezzano, irritano, divertono, commuovono. Parole dolci, salate, amare, scomode, sconce, oscene, seducenti, eccitanti, conturbanti, coi turbanti.
Parole vere. Parole sante o dannate che siano.
Parole rubate: Ho un enorme bisogno di parole per confermare certezze.

I miei capelli perennemente spettinati, barba incolta un giornosì un giornonò. Sonno, tanto sonno. Ieri pomeriggio mi sono appisolato con un libro al petto. Dopo aver fatto un giro nelle montagne russe del mio subconscio - sogni strani assai - mi sono risvegliato affamato. Anche sognare è un dispendio notevole di energie. Sono andato a fare la spesa riempiendo il mio bravo cestello rosso da single: frutta, verdura e gelato - tutta roba sana e nutriente - e il dentifricio con fluoro e minerali di calcio per denti più bianchi più forti per un sorriso in piena forma giorno dopo giorno. Affermano le mie coinquiline che sono l’unico uomo ad avere il ripiano del frigo abitualmente pieno. E il portafoglio vuoto, aggiungo io. E a quanto pare anche l’unico che pur mangiando di tutto un po’ non prende chili. Non vogliatemene: solo merito del mio metabolismo.

Esiste per davvero un Eden, un paradiso perduto? Dove anche parole antiche, logore, sfruttate, abusate e maltrattate, morte, sentite e risentite, possono essere nuove, come pronunciate per la prima volta? E vestirsi di un suono novello come quando un bimbo pronuncia la sua primissima parola? Un luogo dove trovare oltre al senso e al suono anche i sensi delle parole? Come il sapore e l’odore.
Io, che con le parole pare me la cavi un pochino, avverto tutta la difficoltà del comunicare: l’incomprensione, il fraintendimento, l’equivoco, il quiproquo, il quiquoqua. Ultimamente ho vissuto fastidiose e imbarazzanti situazioni dettate dal malinteso o dall’incomprensione. Persino la mia propensione all'ironia scambiata per cattiveria o alterigia. Mi trovo in questo impasse verbale: dico una cosa che sortisce un effetto diverso dall'intenzione di partenza. Le figure retoriche del mio dire - l'ironia o l'autoironia, il sarcasmo, il cinismo o la semplice battuta di spirito - non vengono sempre riconosciute come tali. Difficoltà nella traduzione del pensiero, deragliamenti nella linea di congiunzione tra l’emisfero sinistro e la lingua, cortocircuito verbale, fine delle trasmissioni, segnale assente. Houston, mi sentite?
Ecco, anche adesso, non è proprio come lo vorrei dire.
A me che sono un provocatore nato, la diplomazia spesso mi fa difetto perché tra le sue fila s’imbucano falsità e ipocrisia. Tendenzialmente mite e accondiscendente so essere anche un tantino suscettibile e permaloso. Fondamentalmente un ribelle dentro. La mia lingua così può trasformarsi in una spada a due tagli e mietere morti e feriti. Lunghi e sofferti silenzi passati mi hanno reso intemperante, a volte irruente, spietatamente sincero fino a sfiorare la cattiveria. Il buon senso, è vero, non mi manca ma nel tempo ho perso un po’ di giudizio e morbidezza; conto
di riacquistarli allo spuntare dei primi capelli bianchi. Carattere sfaccettato il mio.
Angelo o elfo maldestro? Forse tutt’e due. Anche se le orecchie a punta non le ho.
Non ancora.

 
Credo che il mio pene sia svenuto. Me lo sai rianimare?
(cit. House M.D.)

scritto da NaifSuper
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[ sabato, 13 giugno 2009; 21:31 ]

Perché per quanto le storie si assomiglino tutte un po’ tuttavia i protagonisti sono unici e singolari. Irripetibili nel loro ripetersi senza fine.
Così la scorsa notte, nello scenario di piazza di Siena trasformata in un anfiteatro gremito di gente immersa in immagini e musica, veniva raccontata la storia pop per eccellenza: quella di un piccolo grande amore.

Mia libertà, chissà se è stato un grosso errore
buttarmi a pesce nell'amore, mia libertà.

Il sole era da poco tramontato, lasciando qualche flebile tinta di rosso in un firmamento senza nuvole. I tramonti romani del resto sanno come lasciarti a bocca aperta.
 
Ed io
io non ho mai capito niente
visto che oramai non me lo levo dalla mente
che lei, lei era
un piccolo grande amore
solo un piccolo grande amore
niente più di questo niente più.

L’amore può trasformarsi in odio o indifferenza. Labile, fin troppo, il confine che li separa. Perché una bestemmia è Amore. E come una bestemmia può anche essere la più sincera preghiera gridata al cielo, così persino un vaffanculo o un ti odio possono diventare il più autentico ti amo che nasce dal profondo dell’anima.

Io ti odio ti odio ti odio
ma perché sei tanto bella
ti odio
perché non scompari, perché non ti uccidi...
  E' perché ti voglio io.

A saperlo il perché certe storie finiscano così, senza neanche un preavviso, in un batter di ciglia, tra incomprensioni e silenzi, senza poter mai capire dove tanto amore possa andare a finire, e una storia andare a puttane…

E con te con te
mi son chiesto spesso
che cos'era successo
ma ci avrei scommesso
di starti ad un passo dal cuore.
Ed ora siamo ad un passo dal finire tutto
senza alcuna ragione chi l'avrebbe mai detto
e lasciarci in strada stazione come due cretini
con quell'ultimo bacio e una stretta di mani un abbraccio...

E chiedersi a cosa serve vagare di amore in amore, se poi tutto sembra ripetersi sempre uguale, se tutto l’amore che posso non è mai servito a niente.

…e non serve più a niente
gridar non è vero
e non serve più a niente
dar pugni nel muro
e non serve più a niente
l'amore che posso
non serve a niente...
non serve a niente...


E capire che l’amore eterno forse non esiste, che è una favola che ci piace raccontare. Che l’amore vive nel presente, si alimenta attimo per attimo della passione viva degli amanti. L’amore, come la vita e la morte, è sempre un qui ed ora.

«Forse è proprio vero che di fatto non esistiamo finché non c’è qualcuno che ci vede esistere, che non parliamo finché qualcuno non è in grado di comprendere ciò che diciamo; in sintesi, che non siamo del tutto vivi finché non siamo amati.»
[Alain de Botton]

Un po’ come il protagonista di "Into the wild", al termine della sua caduta libera nella solitudine alla ricerca di libertà, capisce infine che: Happiness real only if shared.
La vera felicità è solo quella condivisa.
 


Il sale del passato si scioglie per il futuro.

E così continuo a sorridere, a non perdere l'incanto e la speranza, a disegnare progetti per il futuro, unico rimedio al presente.
Nel cielo senza stelle - ché questa notte le stelle brillavano quaggiù - aerei a sorvolare le nostre teste, quale perfetta metafora contemporanea del viaggio della vita, dell’andare lontano, oltre, e che mi riporta con la mente in altri luoghi, nei luoghi del mio cuore. Il mio pensiero vola a te.
Perché sento che, nonostante tutto, continui a mancare qualcosa. Che anche i sogni più belli mancano di spessore e nitidezza.

In due si fanno sogni più grandi.

Accanto a me, compagna involontaria di viaggio per una sera, una ragazza dagli occhi verdi a farmi compagnia. Sembrava ci conoscessimo già. Il suo piccolo grande amore stava da qualche parte in intermittente collegamento telefonico con lei. Mi ha ricordato un altro concerto, un altro luogo. Mi ha ricordato noi.
E fantasticare quanto bello sarebbe stato vivere questa notte di note
insieme a te.
E sentirti ancora appiccicata a me, un po' come l'umidità che questa sera si attaccava alla mia pelle.

Mi manca da morire
quel suo piccolo grande amore

adesso che voglio
un piccolo grande amore...


[a Cla', ancora una volta grazie per parole, immagini e notti di musica]

scritto da NaifSuper
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[ mercoledì, 03 giugno 2009; 03:15 ]

La scorsa mattina mi sono risvegliato con il tuo sorriso. Quello stesso sorriso, l'ultimo che mi donasti, dandomi il buongiorno con in mano una fumante tazza di caffè. Eri lì davanti a me. Ho aperto gli occhi e sei sparita.

«Ieri ho ritrovato
le tue iniziali nel mio cuore.
Non ho più voglia di pensare
e sono sempre più sbadato.»

Giornate tragicomiche queste. A tratti esilaranti.
Come un mac che non sputa fuori il cd e un vecchio pc che non si riavvia più.
E un timbro regolato con la data su mar anziché su mag, per poi stamparsi alla rovescia su un documento compilato, fotocopiato e firmato chissà quante volte ormai.
E un telefono che insistentemente continua a suonare nonostante tu ripeta "pronto", perché a squillare è un cellulare.
E la macchinetta del caffè che non va – E sai perché oggi non va? Forse perché non hai messo dentro la cialda? E forse è meglio che ti riposi un po' durante il weekend.
E ridere perché la vita va presa anche con la giusta dose di ironia e leggerezza.
E catturare sguardi e sorrisi sconosciuti per le vie di questa città che amo ogni giorno di più e sembra volermi dare tanto.
E fare scorpacciate di fragole, insalate e gelato.
E ricevere il giusto riconoscimento per le tue capacità e il lavoro svolto.
Ed essere pienamente soddisfatto per aver superato anche questa prova.
E sentire di essere più vicino a un altro nuovo traguardo.
E continuare a guardare il futuro con crescente speranza e rinnovato coraggio.
E addormentarsi come un bimbo stanco e soddisfatto.
E rimettersi a sognare, provando a fare diventare qualcuno di quei sogni realtà.
 


«E se stanotte tu mi fossi accanto
stanotte che ti voglio e non sai quanto.
E se potessi fare in modo che Roma
non fosse lontana per te.
Tu che sei stata e sarai tra le persone più mie
tu che mi stai nei quattro angoli del cuore.
Ridammi indietro questo amore
l'amore delle mani tue.»


scritto da NaifSuper
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[ giovedì, 21 maggio 2009; 02:56 ]

Da un mese convivo con quattro ragazze.
No. Non ho messo su un harem né tanto meno gestisco un bordello, a parte un po' di disordine e andirivieni generale. Diciamo che è la mia attuale famiglia.
Un luogo comune vuole che le donne siano delle vere scassacazzi. Una verità di fondo ci sarà pure, ma con le "mie" girls tutto sommato sto più che bene.
Ed è stupefacente come si siano abituate sin da subito alla mia presenza in casa, senza alcun disagio o imbarazzo mio né loro.

Simy, amica di vecchia data ed ex collega di università, mi fa un po' da mamma. Ma guai a chiamarla così: Mi piace prendermi cura delle persone a cui voglio bene – precisa lei. Forse è la sua ricompensa per farla ridere continuamente con il mio simpatico umorismo (leggasi pure: stronzate). Comunque sia, spesso mi prepara il pranzo o si occupa del mio bucato. Il turno di pulizie poi ce lo gestiamo in tandem. Anche se poi il vero mastrolindo di casa sono io. Donne, mi fate un baffo. Anzi due.
Ali, tendenzialmente la più timida, fa zapping con i sogni e ha un sonno così profondo che soltanto il terremoto riesce a svegliarla in piena notte, lei che per alzarsi ha bisogno di otto sveglie. La prima mattina che la vidi si era appena spalmata una maschera per il viso color verde mela. Per mia fortuna i cetrioli li aveva lasciati nel frigo. Chiacchieriamo molto, soprattutto nel dopo cena, stravaccati su due poltroncine rosse. Almeno fintanto che non telefona il suo ammore per darle la buonanotte. Mi diverte un sacco ascoltare il suo accento toscano. E poi abbiamo scoperto una passione in comune: il gelato. Cavalli golosi!
Clà è la donna in carriera, sempre col telefono all'orecchio, tanto che appena ne squilla uno si precipita a rispondere, anche se non è il suo. Deformazione professionale? Smarrisce ogni giorno un accendino, e ogni giorno ne ricompra uno, ma sempre con i cuoricini. Fumatrice romantica, lei. Ha un risveglio lento, ma se le dai il bacio del buongiorno accompagnato da una fumante tazza di caffè la fai felice. L'altra sera mi ha detto con occhi languidi: Se traslochiamo ti portiamo via con noi.
Bianca, divoratrice di nutella, la senti ridere come una bambina con i Simpson alla tv. Deh ih ih oh uh! Quando è sola in casa chiude la porta con doppia e tripla mandata, cosicché ogni volta per poter entrare ti tocca armeggiare qualche minuto con le serrature. Ma di che avrà paura poi? Il vero pericolo è dentro e c’ha pure le chiavi!
L’altra sera mi trovavo con le mie coinquiline su un letto matrimoniale a guardare un film. Penso che la scena susciterebbe parecchie invidie tra i maschietti. Ma come disse il Marchese del Grillo: Mi dispiace, ma io so' io e voi...
Mi sa pure che il prossimo mese mi verrà il ciclo. Dovrò preoccuparmi in caso contrario?
 
 
«sorpresi donne a sciogliersi i capelli
come poterne sapere odori e gli altri peli»

scritto da NaifSuper
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[ domenica, 03 maggio 2009; 17:22 ]

Apparteniamo a una generazione incapace di sogni comuni e grandi ideali, chiusi in un esasperato individualismo che rende desolate e incomunicabili le nostre esistenze. Siamo schegge impazzite che si sfiorano, si scontrano ma che raramente s’incontrano. Anche le storie muoiono prima di iniziare, abortite ancor prima del loro concepimento.
Ci si prende e ci si lascia come bere un bicchier d’acqua, fuochi fatui che si spengono con una leggera folata di vento. All’insorgere delle prime difficoltà dubbi, paure ed egoismi conducono il gioco. L'incomprensione e l'incomunicabilità regnano sovrane. Promesse e progetti vengono di colpo defenestrati.
Ciao! Sai cosa vuol dire ciao? Ciao! Sai cosa ti dico? Ciao! Posso fare senza te.
I rapporti sono fragili, vanno maneggiati con cura. Handle with care.
No. Non è l’amore ad essere complicato. Lo siamo noi. Persino la paura di perdere/perdersi è più forte della voglia di stare insieme.
E’ così difficile tenersi come due parti di un uno?
Essere e sentirsi parte dell’altro/a - l'altra faccia della luna, l'altra metà della mela, l'altro palmo di una mano, l'altra piazza del letto - è l'unica sensazione che, sola, mi riempie e mi fa sentire intero, completo, in pace con l’universo.

In questo riesco a trovare il senso della vita. Quanto meno della mia.
Ma quando anche il Senso perde senso, cosa resta?

Sarà per questo che non posso fare a meno di innamorarmi. Di continuare a cercare Lei. In quest’impresa mi butto a pesce, a capofitto, a testa di minchia. Vada come vada.
L’amore suppongo sia la mia patologia. Ché per quanto abbia imparato a star bene con me stesso non mi riesco mai a bastare.

Lo so, a volte sono un rompicapo. Anzi, un rompicazzo.
Sto elaborando teorie patafisiche e serendipiche dell’esistenza. Per quelli come me che sognano ad occhi aperti e distrattamente zuccherano il caffè col sale o danno una sonora capocciata contro le tapparelle tirate giù a metà.
In questo mondo non c’è posto per gli angeli.

«Insomma, non facciamola troppo complicata! Diciamo le cose come stanno. Si ama e poi non si ama più.»
[Françoise Sagan]

scritto da NaifSuper
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[ mercoledì, 22 aprile 2009; 04:05 ]

Era estate la prima volta che entrai in questa casa accolto dal calore di un sorriso e un abbraccio amico. Mi addormentai nel suo letto stremato, sfinito, abbandonandomi a un sonno profondo e senza sogni. Ché un sogno si era appena infranto dissolvendosi in tante minuscole schegge che mi scorticavano le mani e l’anima e strappavano cicatrici d'antiche ferite. Un senso di profondo smarrimento e panico misto a incredulità era ciò che fossi riuscito a sentire fino a quel momento.

La vita è fatta di scelte. Consapevoli o distratte, logiche o incomprensibili, felici o sofferte. Le nostre e quelle altrui. Queste ultime spesso subite e, che ci piacciano o meno, da rispettare. Ogni scelta è una mossa nell'indecifrabile scacchiera d’ebano e avorio dell’esistenza. Noi alfieri, regine e re. Giocattoli di un dio col nome e il numero.
Il tempo cambia le cose e noi cambiamo con lui e diventiamo grandi, per quanto poi non ci si senta mai adulti e preparati abbastanza.

E mi ritrovo a camminare felice e curioso come un bimbo per le strade di questa città. Una faccia pulita. Che non riuscivo a non fissare. Bella, nella sua disarmante semplicità. Che sa di margherite di campo. In quell'azzurro che è stato il mio cielo per qualche ora volata via con lei. Ché dopo è venuto giù un acquazzone. Ma dopo torna il sole e infine sa una nuova estate.



scritto da NaifSuper
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[ giovedì, 16 aprile 2009; 19:04 ]

Ho sempre donato tutto me stesso pur sapendo che tutto può finire e tutto poi finisce così. Cosa ho dato e cosa ho tolto, cosa è rimasto di quel poco o tanto io non so. Non l’ho saputo mai.
Ma so che lo rifarei. Ho vissuto anche solo per quegli attimi. Come se ogni giorno fosse migliore. Anche se un giorno - l’ultimo - migliore non lo è stato. E io poi ri-cadevo, giu’.
Ho cavalcato nuvole sospese sul mare, su nei corridoi del cielo, e percorso le infinite parallele che attraversano viali sterminati inghiottiti da stridore di ferro. E al mio arrivo c’era Qualcuno ad aspettarmi. La meta del mio andare, la materia viva e palpabile dei miei sogni, la ricompensa al viaggio dell’eroe. Io che in fondo eroe non sono penso tuttavia che a lasciarsi andare, fidarsi e darsi ancora e di nuovo innamorarsi, un po’ di eroismo in questo c’è.
Ho lottato. Ho amato. Ho perso. Cammino a testa alta. E spicco di nuovo il volo.
"Partire, viaggiare. Mi piace pensare che ci sia qualcuno dall'altra parte che aspetti proprio me."
Ma forse tu non sai quanto a me piacerebbe respirare l’antico e nuovo odore di questa nuova e antica città insieme a te.



«Ma che cos'è mai
che mi fa credere ancora
mi riga gli occhi d'amore
e mi addormenterà dalla parte del cuore»

scritto da NaifSuper
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[ mercoledì, 15 aprile 2009; 03:30 ]

«Un po’ t’invidio, sai? Sì, perché sei libero. Sei disarmante. Sei un cazzone. Sei un buffone. Sei sconcertante. Sei osceno. Sei... Non so manco più che dirti.»

(frammento di una chiacchierata)

scritto da NaifSuper
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[ mercoledì, 08 aprile 2009; 22:52 ]

Hai spento la luce? Chiuso bene la porta? E le chiavi dove si sono cacciate? Fammi uno squillo che non riesco a trovare il cellulare...
Quanti gesti compiamo senza neanche doverci pensare. Normali automatismi di ogni giorno. Semplice routine. A farle sempre le cose quasi si fanno da sé, fino a perdere significato, importanza, necessità.
Eppure anche la prima volta che ti sei scoperto capace di stare in equilibrio su due ruote o seduto al posto di guida di un auto in piena strada, l’adrenalina scorreva copiosa nel sangue. Poi finisci col ritrovarti a casa che non sai nemmeno come ci sei arrivato. Finanche a dimenticare dove hai parcheggiato la sera prima.
Amare non è come guidare o andare in bicicletta.
L'abitudine è letale. Rende indifferenti di fronte alla bellezza dell'altro.
Spoglia della ricchezza che si riceve nel con-dividere ciò che si è, che si ha. Indebolisce le ragioni profonde dello stare insieme.
Come mangiare senza masticare. Come fumare per vezzo acquisito o mangiarsi le unghia per compulsione. Come vivere un’intera esistenza senza accorgersi di respirare.
Robot di carne e ossa. Sonnambuli viventi. Viaggiatori distratti.
Perché poi la vita è breve e tutto,
all’improvviso, nei pochi istanti di una notte, inesorabilmente può finire.


Non sai cosa ti perdi a non gustare un cioccolatino
sciogliendolo in bocca,
lentamente, con religiosa avidità.

scritto da NaifSuper
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[ lunedì, 30 marzo 2009; 02:55 ]

Io sono l’Alfa mito e l’Omega 3.
Sono il principio e la fine di tutto
ma ho più dimestichezza con la fine.

Il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene.
Sono signore del tempo dimmerda che fa.
Io c’ero ma stavo dormendo
io ci sarò …con tutto il mio entusiasmo
con tutta la rabbia che c'è in me in meee…

ma soprattutto ci sono o ci faccio?
Parola di Naif
Rendiamo graziesuper a Lui

***

Una nebbia fitta. Così palpabile da leccare e sentire tra le dita. Come zucchero filato.
Una nebbia da non veder le stelle in cielo né le strade in terra. Fortuna che mi hai disegnato una mappa per tornare a casa. Sembrava una caccia al tesoro a occhi bendati. Ma il vero tesoro lo sei stata tu.
La nostra è un’istintiva reazione di superiorità. Perché poi in fondo sappiamo di esserlo veramente.
Per noi che la matematica è un’opinione la verità e la bellezza la cerchiamo altrove.
Anche in mezzo alla nebbia.
Ma la prossima volta ti porto al mare.


Ieri notte si sono fregati le 2. Così stanotte me le riprendo.


scritto da NaifSuper
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[ lunedì, 23 marzo 2009; 04:00 ]

Solo quando mi ritrovo a far cose - negli ultimi anni in maniera esponenziale - che sembrano almeno lì per lì fuori di testa, prive di senso e raziocinio - vivere non ce l'ha - solo allora mi sento vivo.
E dire che sono un essere alquanto pragmatico e pensante: io le questioni esistenziali le ho mangiate a colazione con burro e marmellata tanto che ormai quasi non ci faccio più caso. Sarà per questo che a volte ho le manie di onnipotenza.
A dire il vero mi sono francamente rotto delle domande senza risposta. ‘Ste maleducate, ma chi si credono d'essere?! Così salto piè pari la colazione e passo alla merenda, quando non direttamente al pranzo. Ma ciò dipende anche dal mio personal jet-lag.
Siamo tutti degli incompresi e degli incomprensibili. E come ci beiamo di questa incomunicabilità nell’era del digitale, del telefonino e di feisbuck. Degni discendenti di Caino e... Babele.

Come si fa a sgusciare un uomo sodo? Chiederò aiuto agli sciamani.
Provoco. Mi piace farlo. Non sai quanto. E poi vedere l’effetto che fa. Stuzzicare e saggiare intelligenze, quando se ne trovano.
Lancio sassolini. Ma a volte nella foga bambina miro dritto alla testa. E... stunc!
Lo ammetto: corro troppo, corro sempre. Destabilizzo. Metto paura. Mi spiace. Davvero. Mi spiace. Non lo faccio apposta. Lo giuro.
Forse vorrei fermare i pensieri. Forse vorrei fermare il tempo. Cambiare il mondo.
Forse sono solo un povero illuso. Chissà. Chissene.
Ma ho troppa fame di vivere. Sete di volare alto. Mi prudono i polpastrelli. Mi sbrilluccicano gli occhi.
E a volte sono fin troppo suscettibile di tutta questa incomunicabilità. Avendo carattere ho un caratteraccio. So essere eccessivo nelle reazioni.
Colleziono pure fallimenti, storie perdute qua e là. Anche le lampadine si fulminano.

Voglio spezzare disincanti, malefici sortilegi, sogni infranti. Voglio fottere questa vita puttana sul viale del tempo che va. Voglio essere un uomo intero e non parzialmente scremato. E non voglio essere solo. No.
Adoro le conquiste, i cambiamenti, le belle novità. E fare il solletico.

Ero a cercare delle ali che stiano bene sulla tua pelle.
Che poi la prossima alba insieme mi porti a fare un giro incontro al sole che nasce.

scritto da NaifSuper
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[ lunedì, 16 marzo 2009; 21:15 ]

L’ultima volta che transitai per le sale d’attesa di questo terminal è stato circa otto mesi fa. Era estate.
Ed eccomi nuovamente qui. Sempre in viaggio.

Ma adesso mi chiamano per l’imbarco. Continuerò a scrivere all’arrivo, da un altro pezzo di terra...

...Decollato e atterrato. Volo perfetto. Ritorno a casa.
Dicevo. Sempre con una valigia stracolma dietro.
Momento di pausa e attesa. Poi si riparte. Prima tappa superata a pieni voti.
Ho conosciuto persone di cui serbo un ottimo ricordo e che spero di rincontrare presto nel mio cammino. E devo ringraziare una persona se ho avuto l’occasione di poter inciampare in questa bella esperienza. E’ chiaroa!
Che poi questo trolley pieno di roba è la giusta metafora di ciò che mi porto dentro: pensieri, ricordi, voci e volti, odori e sapori, conquiste e delusioni,
sorrisi e nostalgie.

Era estate. Volavo da te.
Pure allora una valigia stracolma di indumenti e speranze.
Eppure dopo tutto, non credevo, ma continui a mancarmi. C’è stato un tempo in cui non mi sembrava di sentire più la tua nostalgia. Forse solo in certi attimi. Ma per lo più mi facevi soltanto rabbia. E quel non riuscire a capire. Immaginavo sarebbe giunto il tempo della muta distanza, della dimenticanza, dell’indifferenza. Invece.
Invece il tempo ti cambia vestito, io sono lo stesso però.
Prendo il mio cuore sgualcito e lo immergo in amido. Ho scoperto di stare bene con me stesso. Ho tirato fuori risorse che temevo di non possedere. Ho imparato, e imparo, nuove cose (a parte una certa idiosincrasia nel riuscire ad aprire con facilità i sacchetti nuovi della spesa).
Però lo ammetto: mi manchi, cazzo.

voglia di Ba'...

«E adesso che sei dovunque sei
chissà se ti arriva il mio pensiero
chissà se ne ridi o se ti fa piacere»
[Ligabue]


scritto da NaifSuper
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[ sabato, 07 marzo 2009; 19:01 ]

Mi hai visto atterrare dalla vetrata della sala d’attesa.
Ti ho chiamato, ti ho cercata - ti sei fatta cercare - ti ho trovata
.
Mi hai scorto nel riflesso degli occhiali.
(cuori e stomaci impazziti)
Due baci e un abbraccio. Uno ciao appena sospirato.
La tua testa poi sulla mia spalla.
"La mia testa si incastra a perfezione sulla sua spalla, è quello il suo posto"

Tu e io. Tutto il mondo intorno a noi.
Ed era come sentirsi a casa
.

* * *

Ed è così che oggi ho voglia di ricordarti. Con un pensiero che mi scaldi il cuore.
Sarò anche stupido e patetico, ma
se potessi far tornare indietro il mondo, farei tornare poi senz’altro te.
In questi ultimi mesi ho imparato tante cose e in special modo a star bene con me stesso, a volermi più bene. Ho imparato a fare pace col passato e a guardare avanti con fiducia e coraggio. Credo di aver raggiunto un mio equilibrio interiore da tempo ricercato, mi sono messo alla prova e continuerò a farlo. Mi sto facendo un po' di posto e che mi aspetto chi lo sa, che posto vuoto ce n'è stato, ce n'è, ce ne sarà.
Fra un po’ di giorni ritornerò a casa per una breve pausa prima di affrontare una nuova sfida. E stavolta vi ritorno da vincitore. Eppure mi sorprendo a pensarti con un sorriso e un pizzico di nostalgia. Perché alla fine sei tu quello che mi manca. Ho messo via un bel po' di cose ma non mi spiego mai il perché io non riesca a mettere via te. Tuttavia sebbene su queste stesse pagine ti ho anche ferito con le mie parole, perché tanta era la rabbia e la delusione che mi portavo dentro, adesso non posso che esprimerti profonda gratitudine e riconoscenza per tutto ciò che mi hai dato.
Per avermi dato Te. Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano.
E sei una meraviglia. Te che sei la miglior cosa che mi sia successa. Te che sei, "complicatamente" sei, sostanza dei giorni miei, sostanza dei sogni miei.

…o forse tu sei
una lontana nostalgia
di un sogno andato via.


F4 still and always.

wL

scritto da NaifSuper
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[ martedì, 03 marzo 2009; 03:33 ]

Alla fine siamo rimasti d'accordo che puoi anche chiamarmi Dio. A suo modo ci può stare con delle dovute considerazioni.
Io sono un dio che a differenza di altre divinità non è onnipotente, onnisciente, onnipresente e onnisupponente. Non sono immortale, men che meno mi son fatto da me. Spesso cado in fallo. Per natura e anatomia. E ciò mi avvicina all’essere uomo. Anche se poi sono un angelo. Maldestro. E pure sessuato. E questo complica le cose. Ma non mi manda Dio. Mi mando Io. Dunque tutto torna. E vengo a dirvi che: accontentarsi non si deve, non si può. E che l'amor sia tutto, è tutto ciò che noi sappiamo dell'amore.
Rassegnamoci: non c’è rimedio alla pazzia, anche perché la Merlin ha fatto chiudere i manicomi. No. Errore, lapsus: la senatrice socialista semmai fece chiudere le case di tolleranza. Ché chiamarle in tale circostanza case-chiuse sarebbe un bel controsenso ante litteram. Quell’altro invece fu Basaglia, lo psichiatra che con la sua riforma abolì gli ospedali psichiatrici. Chissà, forse per ripicca.
Quindi tutti - matti e puttane comprese - in libertà. Provvisoria. Vigilata. Apparente.
Intanto la lavatrice, dopo tante false promesse, mi ha definitivamente abbandonato lasciandomi a piedi. Cioè a mano.
Che sia maledetta in eterno lei, il calcare e il sapone di marsiglia a basso costo.
Prima di andare a letto mi sono scolato l’ultimo goccio di vino rosso rimasto in bottiglia. E tra le tante domande che avrei potuto farmi solo un dubbio mi urgeva al momento:
ma i preservativi usati vanno gettati nell’organico o nell’indifferenziato?


« Io se fossi Dio...
e io potrei anche esserlo,
sennò non vedo chi! »

[Giorgio Gaber]

scritto da NaifSuper
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[ martedì, 24 febbraio 2009; 17:39 ]

Non chiedermi un amore borghese
che abbia convenzioni, conosca censure, segua regole.
Il mio amore santo è blasfemo
indecente, prepotente, affamato, crudele.
Amore cannibale.
Mescola il male con il bene
e come il brutto è l’altra faccia del bello
il romantico e l’osceno si fondono insieme
nella pace e nella guerra di sensi
tra urla danzanti, respiri e liquidi silenzi
di doglie soavi e amplessi violenti.
Fino a farsi male, fino a morirne
e poi vivere e morire ancora. E ancora.
So essere un santo, so essere un diavolo
e dove vola un angelo ci sta anche un demone che lo osserva
da lontano.
Il mio no. Non è un amore borghese.


E adesso ho tanta voglia di vivere.


«Ma il mio amore santo è blasfemo
ed è crudele come immaginare
come scopare
come illudersi di ritornare.»

[P. Benvegnù]


scritto da NaifSuper
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